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il sublime rovesciato: comico umorismo e affini

Unterdenlauben/Bolzano e dintorni

Daniele Barina, Paolo Crazy Carnevale

Macahity

[Daniele Barina, Paolo Crazy Carnevale, Macahity, Alphabeta Travenbooks, Merano 2010, pp. 236]

Macahity, scritto a quattro mani da Daniele Barina e Paolo Crazy Carnevale, racconta un’immaginaria campagna elettorale che porterà all’elezione del primo sindaco donna di Bolzano, Lana Rossi.

Gli autori, a voce e nelle interviste, ammettono volentieri di aver tratto ispirazione da avvenimenti e personaggi reali. È lecito quindi presumere che muse ispiratrici possano essere state altre elezioni, quelle vere. Nell’introduzione al libro però si avverte che ogni riferimento a fatti o persone reali è puro frutto del caso. Il monito non risulta molto convincente e il lettore non riesce a sottrarsi del tutto al gioco del riconoscimento, anche se quasi mai l’identificazione è completa.

Lana Rossi nella sua campagna elettorale viene sostenuta dal fratellastro Pellegrino Rossi che riuscirà a far sparire il sindaco in carica in un’isola deserta delle Hawaii, dove si è da tempo trasferito, impedendogli così di ripresentarsi alle elezioni che lo vedono favorito. Non a caso Macahity è il nome di un antico rituale hawaiano durante il quale, in tempi remoti, veniva fisicamente eliminato il sovrano.

Pellegrino Rossi lo attirerà fin lì con la proposta di un ardito gemellaggio fra Bolzano e la città hawaiana di Kona e con la prospettiva di una breve ma intensa vacanza.

(Il sindaco) confidava inoltre che l’esotico gemellaggio avrebbe aperto un canale diplomatico privilegiato con gli States a tutto vantaggio di futuri scambi commerciali, turistici e, chissà, di una soluzione dell’annosa vicenda concernente l’ampliamento dell’aeroporto cittadino. Nei palazzi provinciali avrebbe sfondato porte aperte, se avesse offerto il supporto della città alla concessione delle aree alla U.S. Air Force per installarvi la base aerea di cui Vicenza stava osteggiando lo sviluppo, accollando agli americani le spese di ampliamento e di gestione dello scalo, stabilendo inoltre a favore della Provincia una servitù di utilizzo a scopi civili.

Le decine di inviti al Cenone di Capodanno che il sindaco passa in rassegna cercando quello che gli possa garantire la fuga alle Hawaii senza portarsi dietro moglie e figlie, sono una surreale e grottesca denuncia del rapporto ormai alienato con la montagna e il suo territorio. I luoghi sono un fondale stereotipato, anonimo e indifferente per messe in scena stranianti da pubblicizzare sul consueto depliant per turisti.

La sua presenza sarebbe stata graditissima a Riscone per il San Sylvester Rally, prova cronometrata in cui dodici vetture si sarebbero lanciate una per volta giù dalla vecchia pista da sci Sylvester illuminata a giorno: al sindaco veniva offerta la possibilità di assistere alla rovinosa competizione da uno degli elicotteri militari deputati a trasportare le vetture dei partenti in cima al Plan de Corones. In vetta alla Plose, invece, suonava Max Raabe con tutta la Palast Orchester invitati dall’associazione di genere Gaia Brixen. All’Alpe di Siusi sarebbe stato installato un delfinario in cristallo, dove attendere con i poveri mammiferi i fuochi artificiali di mezzanotte sparati dai rifugi in cresta…tra le mani si rigirava il cartoncino patinato del Cenone delle fragole di Ortisei, dove il menù prevedeva tutt’altro e ad assumere questi frutti non proprio di stagione scaricati da un bilico a quintali, ci avrebbero pensato dopo mezzanotte una cinquantina di sgallettate inviate dai Casini riuniti austriaci, di sicuro non per via orale o, almeno, non in prima battuta…quand’ecco che da una busta anonima, tra l’altro spedita a carico del destinatario, fece capolino l’invito giusto: il cenone dell’associazione Vecchi Contrabbandieri a Passo Umbrail.

Daniele Barina e Paolo Crazy Carnevale, come dichiarano, si sono sicuramente divertiti nella stesura del libro e questo lo si avverte nell’ironica libertà della scrittura, spesso felice nel presentare personaggi e situazioni inconsuete.

I cani alle Hawaii erano fatti oggetto di una rigida legislazione, spesso così dura da ledere i principi della Dichiarazione universale dei diritti dell’animale, ciò nonostante le loro deiezioni erano libere di infestare ogni sterrato dell’isola. L’uso della ciabatta da mare richiedeva in questi tratti una particolare attenzione perché il piede si esponeva al terribile rischio del salto quantico, che si verifica quando la materia fecale si svincola dai legami dello spazio-tempo, sparendo dal punto in cui si trovava nella sabbia per riapparire immancabilmente tra il plantare interno e il calcagno, nel momento in cui quest’ultimo vi si riappoggia. Appena svoltato dalla terra all’asfalto, Pellegrino Rossi si rilassò non poco.

Queste surreali caratterizzazioni, efficaci specie quando denunciano e stigmatizzano comportamenti discutibili e politiche ambigue, non vengono però ordinate dentro una trama precisa e organica.

Il filo delle molteplici vicende si perde come un fiume carsico e quando riaffiora, se riaffiora, non segue una necessità narrativa o una sequenza stabilita. Il ritmo sembra essere quello dell’assemblaggio quasi casuale di brevi episodi comici. L’epilogo in questo senso è rappresentativo: vago, buonista e imprevedibile come quello di una telenovela brasiliana.

La stessa candidata a sindaco, Lana Rossi, dirigente senza scrupoli di una impresa a conduzione familiare il cui scopo è la truffa sistematica, diventa in breve tempo convinta sostenitrice di una democrazia diffusa e partecipata. Il suo programma politico prende come modello di riferimento il comportamento delle balene ed è a suo dire ispirato

…alla loro capacità di comunicare a distanze inconcepibili, alla solidarietà che dimostrano verso i loro simili e il prossimo in genere, all’acume che mettono in tutto e che rende loro estranea la prevaricazione al mero fine di possedere o distruggere, ma anche al loro senso di giustizia…Lana ammirava specialmente il tipo di aggregazione sociale senza gerarchie che le aveva fatte sopravvivere sino ai giorni nostri, il loro darsi convegno in accesissime assemblee.

Si tratta di una candidata tanto candida (come è negli auspici del giornalista Denver Venosta) da non accorgersi e da non sapere che i suoi sostenitori praticano senza pudore ogni espediente buono a spianarle la strada per l’elezione, dal ricatto al rapimento. Un candore che viene forse sostenuto dal vetusto convincimento che sia il fine a giustificare i mezzi, quando si dovrebbe ormai aver acquisito che quasi sempre sono i mezzi a prefigurare il fine.

Gli altri personaggi che le girano intorno, dai nomi divertenti o improbabili, spesso testimonianza di origini diverse (Rencio Piani, architetto, Yelena Klauele, arrampicatrice sociale, Rudi Pescosta, imprenditore, Schneemann Petersilien, assessore e tanti altri) celebrano il loro status di passaggio, il loro transitare fortuito in una terra che, nella maggioranza dei casi, prevedono di saccheggiare.

E forse non può essere diversamente, se si considerano serie le parole che pronuncia Denver Venosta. Dalla serena lontananza delle isole Hawaii, dove ha scelto di vivere, non rinuncia a una forma di pensosa partecipazione critica alle vicende della sua città, pubblicando periodicamente i suoi articoli in rete.

Fin dalle prime pagine del libro una voce fuori campo ci aveva informato che a Bolzano

Si era smarrito il senso della misura… vista dall’alto, la città sembrava in preda a una disordinata bulimia…i quartieri e le zone industriali divoravano le campagne con una risolutezza e una voracità impressionanti…il passato era ridotto a mera superficie: i centri storici non erano scampati a una scialba trasformazione in archeomarket ad uso esclusivo del turista di giornata…

E Denver Venosta, dopo aver smantellato ogni pretesa di identità rigida e impermeabile fondata sulla lingua madre o recuperata da una pseudostoria al servizio del potere dominante, propone al suo posto una originale etica del luogo e del territorio, basata sul rispetto e l’ascolto.

La montagna, entità naturale e soprannaturale…con la sua pervasività è stata la sola vera artefice di una specie di reductio ad unitatem di tutti coloro che si trovavano a vivere, per i motivi più vari, le proprie esistenze da queste parti… il territorio, indisponibile, ostico…implicava l’accettazione di una uniformità di comportamenti come unica forma possibile di integrazione con esso… Saltato il patto non scritto con il luogo, salta l’ipotesi di unità e resta solo il magma indefinito sottostante: non c’è più un modello univoco cui chi giunge qui con le migliori intenzioni possa ispirarsi… Allora, chi siamo noi? …Lo sapremo solo quando ci sentiremo di nuovo in sintonia con questo posto, tornando a dargli la preminenza che gli spetta.

Le montagne come litofanie mortali e salvifiche del divino appaiono le uniche garanti di una misura del vivere che sappia riconoscere limiti e priorità, superando quel disorientamento di cui sembrano inconsapevoli vittime tutte le schegge impazzite dei personaggi di Macahity, a stragrande maggioranza with no direction home.

[Barbara Ricci]