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il sublime rovesciato: comico umorismo e affini

Copertina Numero 01

settembre 2010

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Fabrizio Cambi

Figure del comico nella letteratura tedesca (Protocolli del laboratorio di estetica, Bolzano 2008-2010)

[ 8 febbraio 2010, aula audiovisivi, liceo “Carducci” ]

Il prof. Fabrizio Cambi ha preso in esame alcuni momenti della letteratura comico-umoristica, ma ha approfondito soprattutto due autori: Gryphius e Jean Paul.

Nella prima parte della lezione ha analizzato la forma comica in Andreas Gryphius (Andreas Greif, Głogów 1616 – Głogów 1664), poeta e drammaturgo barocco tedesco. Prendendo spunto dalla riflessione di Walter Benjamin su Trauerspiel e Lustspiel, il professore ha indagato la relazione tra tragedia e commedia in Gryphius, individuando un comune denominatore tra queste due espressioni poetiche: l’importanza accordata da Benjamin al tema del linguaggio permette di cogliere, secondo il relatore, il distacco tra le parole e le cose nel gioco barocco delle apparenze. Nei testi comici – prima soltanto intermezzi dei testi tragici, ma via via sempre più autonomi – Gryphius sfrutta fino in fondo le conoscenze linguistiche acquisite nei suoi lunghi viaggi e nelle traduzioni, mescola lingue e linguaggi, realizzando una radiografia satirica della società del suo tempo.

Nel Peter Squenz il drammaturgo ripropone in chiave parodistica un testo drammatico classico, quello dell’amore di Piramo e Tisbe, cantato nelle Metamorfosi di Ovidio, una commedia dentro la commedia, che mescola registri linguistici alti e battute volgari nella contrapposizione tra ceto artigiano e mondo cortigiano. Nella commedia Horribilicribrifax Teutsch il quadro sociale si fa più ampio e coinvolge gran parte delle componenti che erano state coinvolte nella guerra dei trent’anni e il linguaggio delle ingiurie e delle volgarità raggiunge il grado più espressivo nella lingua fecale.

Nella seconda parte della lezione il prof. Cambi ha illustrato la teoria dell’umorismo e del Witz di Jean Paul Richter (Wunsiedel 1763 – Bayreuth 1825) contenuta nella Vorschule der Ästhetik, che approfondisce alcuni motivi dell’estetica romantica e recepisce gli stimoli della letteratura umoristica inglese, di Swift e Sterne soprattutto. Senza distinguere tra comico e umorismo questo autore definisce il secondo come “comico romantico” e postula il principio che il comico nasce da “un infinito contrasto tra la ragione e la finitezza”. L’atteggiamento umoristico, prodotto dall’accostamento di due elementi incongruenti, ne determina la relatività di fronte all’infinito.

Cambi ritiene che questa concezione sia molto vicina alle tesi di Novalis e Schlegel e che, nel contempo, sia erede della letteratura barocca e del suo disprezzo per la realtà terrena, depotenziata e svuotata nello scenario illusionistico dove serio e faceto, rigore morale e trasgressione, lutto e gioco coesistono e si mescolano. La novità più rilevante resta l’intervento della soggettività, dell’Io. Non l’Io di Fichte, né quello di Novalis: un Io che si sdoppia e ride della sua misera realtà. Nel romanzo Vita di Maria Wuz è illustrata magistralmente questa essenza dell’umorismo nell’episodio in cui il maestrino, utilizzando il catalogo della fiera di Lipsia, scrive i libri della sua biblioteca inventando i contenuti di opere realmente pubblicate da Lavater, Goethe e Rousseau.

L’ultima parte della lezione è dedicata alla teoria del Witz, termine difficile da tradurre e che lo scrittore tedesco intende come tecnica e gioco linguistico che danno vita al motto di spirito, alla battuta satirica, espressione della facoltà razionale e insieme creativa dell’arguzia. Il Witz, secondo Jean Paul, nasce dalla comparazione di due immagini o rappresentazioni che danno vita a qualcosa di radicalmente nuovo, prodotto della creazione dell’Io. In questo senso esso si collega con la genialità intesa come capacità di trovare somiglianze tra cose lontane. Così Jean Paul rovescia l’impostazione kantiana (secondo la quale il campo del Witz è l’intelletto) e fa discendere il Witz dall’immaginazione di cui si nutre il genio, collegandosi anche per questo aspetto al movimento romantico. Il motto di spirito richiede però anche l’intervento di due facoltà conoscitive: Scharfsinn (acume) intellettuale e Tiefsinn (profondità di pensiero) razionale, che agiscono in maniera antitetica e complementare. L’ulteriore distinzione tra motto concreto e figurato offre una teoria della metafora e del linguaggio che rimanda alla perduta unità di Io e natura, spirito e corpo.

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