“Fillide” nacque in una grigia e piovosa domenica d’autunno verso la fine del 2008. Barbara Ricci propose a Luisa Bertolini di fondare una rivista dedicata alla letteratura e alla filosofia. Luisa la guardò perplessa e disse: neanche per sogno. Poi cambiò idea.
Prima erano venuti i laboratori di estetica a Bolzano che avevano visto la partecipazione, fra gli altri, di Fabio Cioffi, Marco Antonio Bazzocchi, Elio Franzini, Fabrizio Cambi. Dentro quell’esperienza si era definita l’esigenza di costruire uno spazio di ricerca che raccogliesse le riflessioni sui temi della comicità e dell’umorismo. Una rivista online poteva in effetti diventare uno strumento utile e praticabile.
Infine arrivò il primo numero nel settembre 2010 e la scelta della figura di Fillide come narrazione emblematica dei nodi interpretativi connessi al tema dell’umorismo.

 

Aristotele cavalcato da Fillide Frammento di cassone 1440 circa Museo Stibbert dip 299 R

Cerchia del Maestro del Giudizio di Paride, Aristotele cavalcato da Fillide, frammento di cassone nuziale, 1440 circa, Museo Stibbert, Firenze, inv. Dip. 299

 

Chi è Fillide

Fillide è la protagonista del Lai di Aristotele, un poemetto francese di 581 versi che è stato attribuito, dopo varie vicende, a Henri de Valenciennes e che è stato scritto intorno al 1230. Non è l’unica versione della vicenda, anche se è sicuramente una delle più riuscite e conosciute. Tra l’inizio del XIII e la fine del XV secolo si contano infatti ben quattordici versioni latine della leggenda, ma ne esistono molte altre in ambito italiano e tedesco. Numerosissime le rappresentazioni artistiche: arazzi, sculture, miniature, bassorilievi in avorio e in legno, dipinti, affreschi e molto altro.

La storia di Fillide

Alessandro Magno ha appena conquistato l’India e vi si ferma più a lungo del previsto. A trattenerlo è l’amore per una bellissima fanciulla indiana. A causa di questo amore Alessandro comincia a trascurare i suoi doveri di sovrano e di condottiero, provocando il malcontento dei suoi sudditi. È per questo che il suo precettore, Aristotele, lo rimprovera aspramente, ordinandogli di troncare la relazione. «Sire» gli dice infatti Aristotele che non sa ancora quello che lo aspetta «credo che siate totalmente cieco; presto vi si potrà far pascolare come un animale nel prato».
Alessandro prima accetta a malincuore di obbedire al suo maestro, poi cede di nuovo all’amore e torna dalla sua amata, rivelandole il motivo della sua assenza e cioè l’ostilità di Aristotele. A questo punto Fillide prende in mano la situazione e decide di vendicarsi. «Sarete voi a biasimare il vostro canuto e smorto maestro...dialettica e grammatica gli gioveranno gran poco contro di me...vedrete natura attaccarlo e privarlo di tutto il suo senno e il suo sapere».
Il mattino dopo Fillide scende a passeggiare nel giardino che sta sotto la torre dove Aristotele abita e dove passa il suo tempo a studiare. Sa che Aristotele può vederla dalla finestra del suo studio. È un mattino d’estate, ha indosso solo la camicia, i piedi nudi, «ad abbellirla basta la sua lunga e grossa treccia bionda». Intona ripetutamente un canto e Aristotele smania per il desiderio. In malo modo le afferra la tunica e per averla le promette di smettere di insultarla e di osteggiare il suo rapporto con Alessandro. E poi accetta di mettersi a quattro zampe, di tenere una sella sulla schiena e di farsi cavalcare da lei.
Alessandro lo sorprende così, mentre sta gattonando in giardino ed esprime al maestro tutta la sua meraviglia e il suo disappunto. Aristotele si difende con una retorica abile, ma non del tutto convincente, ammantata di spirito didattico: «Ciò che ho appreso e letto, Natura me lo ha distrutto in un attimo...se non sono riuscito io, pur contro la mia volontà, a evitare una così enorme follia, tanto meno vi riuscirete voi, e la cosa vi procurerà danno e disprezzo». Alessandro ride davanti all’arguzia del suo maestro, lo perdona e ottiene da lui il permesso di esaudire i propri desideri.

Fillide: comico, umorismo e affini

Il racconto di Fillide suggerisce interpretazioni diverse ed è probabilmente per questo che ha avuto tanta fortuna. E le interpretazioni suggeriscono a loro volta prospettive di ricerca per comico, umorismo e affini. La vicenda di Fillide è prima di tutto allegra, liberatoria e leggera; risalta un umorismo che toglie sacralità a ogni tipo di mitologia e si intreccia con la satira del sapiente e cioè l’irrisione dei limiti di un sapere autocompiaciuto e autoreferenziale, che perde il contatto con la concretezza delle cose pur credendo di dominarle.
Infatti l’umorismo è spesso riconoscimento di un mondo fisico che resiste a ogni cancellazione intellettuale e libera un riso legato al corpo e alla fisicità, quando la carne è strumento di conoscenza tanto quanto i meandri della psiche o della memoria, tanto quanto la filosofia. Ed è tra l’altro valorizzazione dell’effimero, del contingente e del quotidiano, che disfano ogni pretesa di sistemazione astratta, rigida ed escludente, perché si concentrano sul particolare che sfida la generalizzazione. Ma l’umorismo è anche sguardo obliquo sul reale e sull’immaginario, che rivela ossimori inediti e spiazzanti e che spesso arriva da chi è estraneo e lontano, in questo caso una straniera e una donna. Il riso di Fillide è gioco irridente che mescola il caso e il calcolo, sfidando le strutture del potere e del pensiero corrente. E infine l’umorismo può essere elemento rappacificante e distensivo come il riso di Alessandro che ascolta le maldestre parole di Aristotele e decide di accettare una situazione inattesa e disturbante, ottenendo così quello che voleva.

LINEE DI RICERCA

♦ teorie del comico fra filosofia e letteratura: riflessioni e approfondimenti, presentazione e riletture di saggi, convegni, dibattiti e riviste
♦ letterature e arti: il mondo antico e contemporaneo, autori da rileggere o da scoprire; il teatro, la musica
♦ il rapporto parola-immagine: fumetto, grafic novel, illustratori, fotografia, design

FILLIDE I serie

Comprende i primi 19 numeri della rivista usciti due volte l’anno, dal settembre 2010 fino all’ottobre 2019. Tutti i numeri sono reperibili alla voce archivio. Organizzata in sezioni come per esempio Saggi e rassegne, Segnalazioni, Testi, La voce, ha presentato anche numeri monografici come il n.12 dedicato alle cartoline, il n.13 a Pulcinella, il 15 alle galline, il 16 ad Alberto Savinio.
“Fillide” affianca al lavoro strettamente editoriale un’intensa attività culturale rivolta alla città di Bolzano, in collaborazione con la Biblioteca Civica, i licei e altre associazioni cittadine. Le iniziative sono raccolte ora nella macrosezione eventi della nuova serie .

FILLIDE II serie

Dopo dieci anni di attività, dal numero 20, dedicato al ridere con gli animali, “Fillide” ha cambiato la veste grafica e l’organizzazione interna dei testi. Presenta quattro macrosezioni dedicate agli eventi, ai call, all’ultimo numero completo e al numero in fieri destinato a concludersi entro l’anno corrente, ma che raccoglie via via i contributi appena arrivano. I singoli numeri rimangono divisi in sezioni distinte, come in passato.


Margherita Parrilli

Dal grafema al morfema
Come nascono il nuovo logo e il nuovo imprint grafico di Fillide

 

Parrilli Grafema

Margherita Parrilli, Dal grafema al morfema, dicembre 2019

 

La teoria funzionalista afferma che non c’è forma senza funzione, la forma scaturisce dalla funzione. La funzione è il contenuto della forma e la forma non può prescindere dal suo contenuto. Il principio funzionalista, nato nel Novecento in ambito architettonico, può essere trasposto al design e al web design. Il web-designer e teorico del web-design Jeffrey Zeldman, abbracciando la teoria funzionalista ma interpretando estetica e funzione come componenti complementari piuttosto che polari, sostiene che «il contenuto viene prima del design. Il design, senza contenuti, è decorazione».
Partire da un concept, da una idea, dal “contenuto”, nel senso di significato datone da Ferdinand de Saussurre (1857-1913), padre della linguistica, è quindi fondamentale per giungere ad un’espressione grafica che sia comunicativa e non un semplice e inutile esercizio di decorazione.
Queste premesse servono a spiegare la logica che sottende il nuovo logo di Fillide e il restiling del sito. Il concept del nuovo logo è nato in modo estemporaneo, da una conversazione veloce avvenuta con Luisa Bertolini, direttore di Fillide. Luisa Bertolini racconta a chi scrive che quando lavora a Fillide, quando si trova a ragionare su un nuovo numero della rivista, a progettare ed organizzarne gli eventi, o ad inviare le e-mail alla redazione, o semplicemente a pensare alla rivista, continua a disegnare in modo piuttosto automatico una Φ greca.
Ecco allora che «le idee si accendono una con l’altra, come scintille elettriche», tanto per citare Friedrich Engels (1820-1895). La funzione comunicativa ed “espressiva” che doveva caratterizzate il nuovo progetto grafico, si sposa con l’idea di una nuova forma. L’idea che si accende nasce da una forma, quella della Φ, e da un suono, fi, che rimanda al suono delle prime due lettere di Fillide. E subito, in modo molto spontaneo, è nata una cifra nuova, una fusione tra la lettera, il grafema greco, che è più un grafico che una lettera, e la lettera latina, il grafema F.
La relazione che si instaura nella fusione tra le due lettere, non è solo grafica, ma più complessa, semantica, morfologica e fonetica.
Dal concept – unire le due lettere in un simbolo grafico – si è poi passati al progetto grafico che ha riletto il senso stesso della parola progetto, da pro-jacere, gettare avanti per pensare al futuro, non solo in senso figurato ma anche fisico, per come si è poi evoluto il disegno.
Per ottenere la fusione, la composizione si è basata sulla continuità direzionale, una sorta di scorrimento tra la Φ e la F, vettore spostamento a una sola componente, quella orizzontale, che parte dalla Φ per poi chiudersi sulla F.
Chiarito il senso grafico che doveva avere l’operazione, il problema si è spostato sulla scelta del font che avrebbe dovuto assolvere a due funzioni: essere adeguato alla comunicazione del logo e contemporaneamente funzionale all’assetto del nuovo sito della rivista. La scelta è ricaduta sul font Georgia, da un lato per la grande capacità di questo font di adattarsi alla lettura su schermo; dall’altro, e qui entra in gioco il primo problema citato, le grazie del Georgia sono leggermente più larghe e con i tratti terminali più piatti e decisi rispetto ad altri font serif, il che ha consentito un migliore collegamento tra le due lettere, quella greca e quella latina.
Dietro il ragionamento di fusione delle due lettere sono nascoste alcune leggi della Gestalt, formalizzate da Max Wertheimer (1880-1943). In particolare, nella lettura e riconoscibilità del logo, incide la legge dell’esperienza passata che consente di riconoscere all’interno dell’immagine le singole lettere che la compongono.
Chiarita la forma, si è passati al colore. In realtà l’idea del rosso è stata dall’inizio presente per varie ragioni, tra queste, ma non in modo preponderante, anche il ricordo del vecchio logo. Più significativi rispetto alle motivazioni della scelta cromatica, i significati iconologici del rosso e i suoi caratteri espressionistici cosi descritti da Johannes Itten nel suo Arte del colore del 1961: «Il rosso del disco cromatico a dodici parti appare perfettamente distinto dal giallo e dal blu. La sua vigorosa, erompente lucentezza, non si lascia facilmente attenuare, risulta però straordinariamente duttile e suscettibile di inflessioni … Costringe il colore di fondo ad una violenta e vivace difesa». L’inflessione di rosso scelta si discosta di poco dal rosso primario della ruota cromatica di Itten, ne è stata leggermente attenuata la luminosità senza agire su saturazione e tonalità.
Il rosso di Fillide con il suo vigore, si impone, senza discrezione, all’interno della pagina, che essendo neutra, bianca, agisce nella ricezione ma senza una violenta difesa, piuttosto contribuendo al bilanciamento ottico del colore.
Terzo aspetto riguarda la composizione della home che ha messo in campo i seguenti termini progettuali: composizione, geometria, colore, immagini, parole.
Alla base della progettazione c’è l’idea di ridurre al minimo gli elementi grafici, ridare respiro ad ogni singolo blocco usando il bianco dello sfondo e attenersi alla geometria del quadrato o del quadrato doppio. I colori scelti, il grigio e il nero, sono il controcampo per il rosso del logo. La geometria rigorosa organizza le pagine e guida alla fruizione delle stesse. In questo senso, si rivolge un pensiero al numero aureo φ: l’aspirazione è stata quella di arrivare ad una combinazione armonica tra elementi geometrici e colori.
Per quanto riguarda invece gli articoli pubblicati sulla rivista, si è preferito optare per l’eleganza del font Garamond e per una composizione della pagina che rimandasse ad una pubblicazione cartacea.
Motivo ispiratore e principio guida dell’intero progetto compositivo, il less is more di Mies van De Rohe (1886-1969), che ha spinto alla semplificazione concettuale e grafica per raggiungere l’obiettivo della medietas Aristotelica, per la quale non c’è nulla da togliere o da aggiungere.
Circa le possibili categorie interpretativa di un’operazione di graphic design, si tenta una lettura in associazione con l’architettura e con la nota triade di Vitruvio: l’architettura è l’insieme di firmitas, utilitas e venustas. Componenti che devono necessariamente trovarsi insieme affinché il prodotto realizzato sia annoverabile ad una architettura.
La firmitas è la solidità, ciò che consente all’edificio di stare in piedi. Nel campo del design la firmitas è la coerenza strutturale, intesa come rispondenza statica di tutti gli elementi grafici tra di loro, dal colore alla geometria delle forme alla loro ritmicità, quasi come le maglie strutturali dell’edificio.
Quanto alla utilitas, essa è in diretto rapporto con l’usabilità del web. L’essenzialità e la chiarezza dell’interfaccia garantisce che gli utenti siano soddisfatti nel loro bisogno di trovare una casa, una home che risponda alle loro esigenze, e dalla quale non siano spinti ad uscire. Alla base di questo concetto il significato etimologico del termine utente, che deriva dal verbo latino uti, usare, godere, e che, trasposto nel linguaggio informatico, identifica una persona o un dispositivo che fa uso di sistemi di elaborazione dei dati per ottenere e elaborare dati e per scambiare informazioni. Il che mette in campo valori e aspetti sociologici, strettamente connessi al modo in cui si decide di innescare, anche a livello grafico, il processo di interscambio.
Infine la venustas, la bellezza. Non è di sicuro semplice dare una definizione di questo terzo aspetto, ne è questo l’obiettivo. Ma, assumendo qui una posizione razionalista, si crede che, come teorizzato in architettura dei grandi maestri del Novecento, la bellezza derivi dallo stretto rapporto, dalla rispondenza tra forma e funzione. In questo caso, poiché si tratta del progetto di qualcosa che entra nel campo dell’immateriale rispetto alla materialità dell’edificio, essenziale è il rapporto tra forma e contento dal quale si è partiti.
Tradurre il contenuto in concetto è il principio di base del design e per estensione lo è anche del graphic-design e del web-design. La traduzione passa attraverso l’interpretazione e l’unione dei tre caratteri vitruviani citati, unione che non è da intendere in termini di somma, è qualcosa di più che unire i pezzi un puzzle o, nello specifico, i pezzi di un layout. Il pensiero vitruviano si risolve nel ben più complesso concetto di symmetria tra le parti. Inteso nel suo significato greco, il termine symmetria, unione di syn e metron, si identifica con la concinnitas albertiana, la rispondenza delle parti tra di loro e con il tutto. L’analogia architettonica che si è scelto di sviluppare, rivela che nel design c’è una sorta di atteggiamento rinascimentale, come quello di Leon Battista Alberti (1404-1472), riconoscibile e identificabile nella visione in prospettiva, in cui la tecnologia si unisce euritmicamente alla linguistica strutturale, alla semantica e al segno, definito dalla relazione tra il significante, la forma, e il significato, il contenuto.
In chiusura, si riporta il commento di Giorgio Armani al logo di Emporio Armani: «Nacque per caso. Mi viene ancora in mente il modo in cui lo disegnai, mentre ero al telefono buttai giù lo schizzo, non avrei mai pensato che potesse essere un segno così travolgente».
Anche se non nato del tutto “per caso” e non da una telefonata ma da una conversazione vis-à-vis, né tanto meno dalla mano di uno degli stilisti e designer più celebri e ammirati al mondo per il suo stile inconfondibile, basato sulla stereometria delle forme e la semplificazione del taglio e del segno, a cui pure ha guardato chi scrive, si augura da un lato al nuovo logo di Fillide e al nuovo imprint grafico di avere lo stesso successo del logo di Emporio Armani, e dall’altro alla rivista, con la sua ironia, “sublime rovesciato”, di travolgere chi legge.