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il sublime rovesciato: comico umorismo e affini

Copertina Numero 07

 settembre 2013

Unterdenlauben/Bolzano e dintorni

Maurizio Pacchiani

Guarda dove vai – Halt die Augen offen. Mostra di quadri a olio. Piccola Galleria civica, Bolzano, 31.5.2013 – 12.6.2013

 

Guardare è verbo denso di significati, anche se occupa con facilità il vocabolario quotidiano.

Indica l’aspetto intensivo del vedere, quando diventano determinanti la scelta, la durata e l’attenzione. Fra le opere esposte si possono identificare tre percorsi di percezione visiva, tre esercizi del guardare.

Il primo appartiene al gruppo di quadri che definiscono spazi e luoghi: l’atmosfera densa e ferma del pomeriggio sulla spiaggia, le linee diritte, bianche e azzurre del mare del nord, il rigore metallico della metropolitana, la luce opaca di una vetrina, la sera.

Le geometrie regolari, di un rigore quasi ossessivo nell’apparente serenità dei paesaggi, ritagliano un tempo incantato e fermo. La tela in questo caso sottrae la percezione al fluire temporale, la rende immobile, preservandola dal cambiamento e dalla trasformazione. 

Il secondo esercizio del guardare appartiene al gruppo di quadri che isolano spunti concreti di realtà, ricostruiti a posteriori con una tecnica attenta e precisa, senza sbavature. Sono i piccoli mostri deformi che segnano colonne e archi oppure le buffe icone colorate della pubblicità. In questo caso la tela sottrae all’oblio e alla perdita i dettagli che hanno fatto parte di un’esperienza artistica, durante un viaggio o una vacanza, oppure quei frammenti che affiorano dai ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza. Gli oggetti e le forme selezionate si cristallizzano e diventano psicologicamente riconoscibili in una specie di metafisica pop.

Il terzo esercizio del guardare è quello che preferisco, la serie dei tombini.

Il tombino è immagine quotidiana, tanto ovvia e banale da risultare invisibile. Tolta dal contesto e riprodotta con fedeltà straniante, solo allora si può vedere, conoscere e riconoscere.

In questo caso però, la scelta dell’elemento da riprodurre sulla tela consente il sedimentarsi di un sovrappiù di significato, si crea cioè la possibilità per l’oggetto rimesso in evidenza di essere percepito come simbolo e come metafora, una sorta di correlativo/oggettivo pittorico.

Il tombino può essere riletto così come polisemica soglia metropolitana, lo spazio di passaggio che separa e contemporaneamente mette in comunicazione la città di sopra e la città di sotto. Chiusa senza essere sigillata, intuita ma non detta, ricreata nei particolari realistici del colore e del nome, questa soglia allude alla mappa della città sotterranea, al groviglio inquietante dei cavi, dei tubi e delle conduttore, al labirinto umido dei liquami, quasi le interiora vive di un corpo.

In conclusione l’invito della mostra è quello di rinnovare lo sguardo, di appuntirlo in un attento esercizio di percezione, perché non sfugga quello che ci circonda e perché non vada perduto.

Ed è un invito fatto con ironia, perché guarda dove vai suggerisce in modo facile e semplice, senza retorica alcuna, una pratica che dovrebbe diventare quotidiana, ma che è invece complessa e difficile. L’ironia è diffusa e presente anche nei titoli dei quadri per es. Romagna mia oppure Questione di scelta oppure Al centro del mondo c’è una cartina di caramella oppure Idrante dopo la pioggia rifletto il cielo oppure ancora gli omini Permaflex o Bialetti.

L’ironia è presa di distanza, è desiderio di un controllo razionale delle contraddizioni, molto affine in fondo alla geometria rigorosa di queste immagini lavorate con analitica pazienza. Sottintende la volontà di ricostruire un ordine, una disciplina del reale che riorganizzi il mondo, togliendo di scena l’angoscia. Come nei versi di Montale, uno dei poeti preferiti dell’autore:

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto…

 [Barbara Ricci]

Ai link che seguono l’articolo di Severino Perelda apparso sull’”Alto Adige” e una breve videointervista all’autore:

http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2013/06/12/news/i-tombini-iperrealisti-di-pacchiani-1.7248380

http://www.video33.it/Mediateca/%28video%29/11758