logo fillide

il sublime rovesciato: comico umorismo e affini

Unterdenlauben/Bolzano e dintorni

Thomas Callegaro

Introduzione ai Monty Python

In occasione delle proiezioni de Il Senso della Vita, Brian di Nazareth e Monty Python e il Santo Graal organizzate dal Cineforum Bolzano in collaborazione con Fillide e programmate per i prossimi mesi, sembra opportuno ricordare chi sono i Monty Python. In Italia, a dire il vero, più che ricordarli è spesso necessario introdurli. La prima trasmissione italiana del loro show televisivo andato in onda sulla BBC dal ‘69 è avvenuta nel ‘91, ben due anni dopo la chiusura dell’ultima serie. E in effetti quella fetta di pubblico italiano che li ha conosciuti e apprezzati (ma forse anche detestati) ne ha avuto occasione anzitutto grazie alla loro produzione cinematografica. Fenomeno di culto e/o di nicchia in Italia, non si può negare l’influenza che questi sei attori hanno avuto sulla produzione comica successiva, tanto in Europa quanto negli Stati Uniti.

Un breve aneddoto può aiutarci a capire con chi abbiamo a che fare. Nel 1998 in un teatro di Aspen, nel Colorado, i sei vengono intervistati in pubblico dopo circa nove anni dallo scioglimento ufficiale. Per essere precisi, cinque di loro sono presenti: Graham Chapman morì nel 1989 in seguito a una polmonite. Il palco è arredato a mo’ di salotto, con i divani e le poltrone disposti a semicerchio e un baule-tavolino al centro. Dopo qualche gag iniziale l’intervistatore chiede di Chapman. John Cleese annuncia di averlo portato con sè. Un maggiordomo entra e porta un’urna, la appoggia sul baule, applicando poi un’immagine del volto di Chapman alla base. Il colorito talk show procede, passano svariati minuti. Cleese sta rispondendo a una domanda, quando Terry Gilliam accavalla le gambe urtando ‘inavvertitamente’ l’urna e spargendo i resti del povero Chapman sul tappeto. In un’atmosfera di posato imbarazzo gli attori si agitano per ovviare alla situazione: chi cerca di nascondere le ceneri sotto il tappeto, chi le raccoglie con una scopa spargendole in parte sulle prime file della platea, finché non entra il maggiordomo con un aspirabriciole. Viene allontanato dal palco, l’urna torna al suo posto e, dopo un fugace e quasi inavvertibile assaggio da parte di Cleese, ognuno torna al suo posto e lo spettacolo continua, come nulla fosse. Chi conosce il sestetto ha probabilmente la sensazione che lo stesso Chapman, ovunque lui sia, si sia fatto delle grasse risate.

È difficile, se non inutile, soffermarsi sullo stile di questa congrega di attori che miscela in modo apparentemente casuale humor nero, satira di costume e politica, giochi di parole, frizzi, lazzi ma anche elementi della cosiddetta commedia sexy che ha avuto grande fortuna in Italia a partire dagli anni ‘70. Senza contare l’importante spinta data al filone del cinema demenziale. A volte vedere un film dei Monty Python o una puntata del Flying Cyrcus è come consultare un catalogo di tecniche che vanno dal mad run sketch all’umorismo filosofico passando per un’infinità di espedienti che possono tanto appartenere a una tradizione stilistica quanto crearne una nuova.

I sei Python lavorano per la prima volta insieme quando a John Cleese viene chiesto di lavorare per la BBC insieme a Graham Chapman, suo partner professionale già da tempo. Cleese (in Italia conosciuto soprattutto per film ‘postpythoniani’ come Un pesce di nome Wanda) coinvolge gli altri quattro, reduci da un’altra trasmissione: Eric Idle, Michael Palin, Terry Jones e il visionario Terry Gilliam, unico americano del gruppo, oggi noto principalmente per la sua attività di regista (Brazil, L’esercito delle 12 scimmie, Paura e delirio a Las Vegas). Nasce così Monty Python’s Flying Cyrcus, una serie a episodi prodotta con costi relativamente bassi, diretto, scritto e recitato dal sestetto. Il taglio della trasmissione è innovativo: gli sketch si susseguono in una sorta di flusso di coscienza senza quasi mai una battuta conclusiva, e sono collegati tra loro in modo spesso molto azzardato. Il ruolo di Gilliam è del tutto particolare: alcuni sketch sono legati tra loro da animazioni in stop-motion caratterizzate spesso dal totale nonsense. Gilliam unisce immagini ritagliate a disegni originali creando queste brevi parti di collegamento che spesso lasciano lo spettatore spiazzato.

L’esperienza televisiva, a partire dal ‘75, si affianca a quella cinematografica. Il primo film con trama del sestetto, sempre a basso costo – tanto da rendere necessaria la sostituizione dei cavalli con gusci di noce di cocco – è Monty Python e il Sacro Graal. La trama è in realtà relativamente scarna, ma permette di tradurre l’impostazione dello show televisivo (gli sketch) mantenendo una continuità per tutta la durata della pellicola. Il doppiaggio italiano è andato molto oltre il necessario nel riadattamento delle battute: può essere interessante confrontare le due versioni per rendersi conto delle differenze, legate in parte a un diverso gusto del pubblico italiano di quegli anni. Nel ‘79 esce nelle sale il discusso Brian di Nazareth, che ha suscitato tante polemiche da ritardarne la pubblicazione italiana di dodici anni. Il film racconta la storia di un para-messìa contemporaneo a Gesù. Gli autori pensarono di sfuggire alla censura facendo riferimenti alla politica e alla religione in generale, lasciando la vicenda ufficiale del messìa originale sullo sfondo. In realtà in diversi paesi la pellicola subì dei tagli. Il film è da molti considerato il capolavoro dei Monty Python: è memorabile la scena in cui vengono riassunti in pochi minuti la nascita e lo sviluppo di una religione. Il Senso della Vita, uscito nel 1983, non ha suscitato tante polemiche quanto il lavoro precedente pur trattando temi spinosi in modo più aspro e diretto. Su questo film, che è forse l’esasperazione della creatività pythoniana, è meglio non aggiungere altro e lasciare che parli da sé. Probabilmente chi lo vedrà per la prima volta sentirà il bisogno di ripetere l’esperienza per coglierne l’essenza al meglio. E forse non la coglierà mai.

Capire i Monty Python è un’impresa ardua, condita dal dubbio che il loro scopo non fosse quello di farsi comprendere. O perlomeno non sempre.

Videografia

Alcuni sketch dal Flying Cyrcus:

The cheese shop,  http://www.youtube.com/watch?v=B8XX_XYui-0

Johann Gambolputty, http://www.youtube.com/watch?v=vKd0CVS8P5g

Spam, http://www.youtube.com/watch?v=ELGApKx5RO8 [da questo sketch deriva l’uso della parola spam per indicare la pubblicità indesiderata]

Silly job interview,  http://www.youtube.com/watch?v=il1rtZEq224

Un’animazione di Terry Gilliam: http://www.youtube.com/watch?v=yWVvoidzAZU

Michelangelo, http://www.youtube.com/watch?v=dMRPsTaTjPQ

Bibliografia

Monty Python (2003), The Python’s autobiography by the Pythons, Orion, Londra

Alò F. (2007), Monty Python. La storia, gli spettacoli, i film, Lindau, Torino

Vintaloro, G. (2008) “Non sono il Messia, lo giuro su Dio!” Messianismo e modernità in Life of Brian dei Monty Python, Battello Stampatore, Trieste